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“L’altro Alto Adige” nel 2° anno di pandemia

Il 2021, secondo anno segnato dalla pandemia del coronavirus, ha nuovamente rappresentato una grande sfida per la Caritas: severe norme di sicurezza, test obbligatori e vaccinazioni hanno complicato il lavoro nei circa 40 servizi della Caritas. “Nonostante le difficoltà, siamo riusciti a mantenere attivi tutti i servizi e persino ad ampliare la nostra offerta”, dice il direttore della Caritas Franz Kripp, mostrandosi soddisfatto del lavoro svolto dalla Caritas nel corso dell’anno. L’organizzazione ha infatti sostenuto, consigliato e accompagnato quasi 24.000 persone, circa 4.000 in più rispetto all’anno precedente. Ad aumentare maggiormente sono state le richieste di sostegno economico, quelle legate alla povertà abitativa e alla sofferenza emotiva.

“Il 2021 è iniziato in maniera simile all’anno precedente, con un periodo di lockdown, il coprifuoco e limitazioni su larga scala alla vita pubblica. I turisti sono rimasti lontani e molte persone hanno perso il lavoro o sono state costrette a ridurre notevolmente il tempo d’impiego; e le conseguenze sociali di questa situazione si sono viste anche in molti servizi della Caritas”, spiega il direttore della Caritas Franz Kripp riassumendo le sfide del secondo anno segnato dalla pandemia. Anche l’obbligatorietà dei test e delle vaccinazioni hanno avuto il loro peso: “Questo ha messo alla prova anche il personale”, continua Kripp, “anche se nel complesso abbiamo avuto una risposta positiva”. Si veda poi la decisione della Caritas di portare a termine il programma di vacanze per bambini e adolescenti a Caorle e Cesenatico, nonostante i rischi connessi alla rapida diffusione dei contagi per la comparsa della variante Delta del coronavirus. La priorità è stata quella di riproporre momenti di comunità dopo mesi di restrizioni e limitazioni dei contatti interpersonali, “Anche se a Caorle i turni di vacanza si sono dovuti interrompere bruscamente in seguito a un focolaio scoppiato a metà agosto, situazione che ha significato anche una grande sfida organizzativa, in cui molti ci hanno aiutato”.

Carovita
Anche se l’economia e il mercato del lavoro hanno mostrato segni di ripresa durante l’anno, non tutti ne hanno beneficiato allo stesso modo. “Già nel 2021, l’aumento dell’inflazione ha inciso molto sulle abitudini delle persone, insieme all’aumento del costo di elettricità, gas e altri combustibili”, riferisce Kripp. Ne hanno dato conto in particolare i servizi della Caritas come il Centro d’Ascolto e la Consulenza debitori. “Abbiamo visto soprattutto un aumento delle richieste di sostegno economico; in totale, con i nostri servizi (Consulenza debitori e Centro d’Ascolto) abbiamo versato più di 230.000 euro come sostegno finanziario, in particolare per coprire spese di affitto, elettricità e sanitarie. Molte persone, infatti, hanno perso il lavoro o si sono trovate in difficoltà per via di redditi troppo bassi”, testimonia Mariano Buccella del Centro d’Ascolto di Bolzano della Caritas. “Ciò che colpisce è il numero di persone provenienti da zone rurali che si sono rivolte a noi per una consulenza sociale: è stato molto più elevato l’anno scorso che in tutti i 30 anni precedenti della nostra esperienza”.

Nessun posto dove vivere
La questione degli “alloggi” è rimasta un tema centrale. “L’urgente bisogno di abitazioni adeguate ad un costo accessibile è un argomento ricorrente in quasi tutti i nostri servizi” racconta il responsabile d’area Danilo Tucconi. “Le persone più penalizzate sono anche quelle più vulnerabili, come chi ha problemi di dipendenza o è senza lavoro, oppure i genitori single, gli anziani, le persone con disabilità o con un passato di migrazione. Tuttavia il diritto alla casa è un diritto umano fondamentale, e quando questo viene meno, si rischia di perdere anche molti altri diritti, come quello alla salute, alla vita, alla partecipazione sociale o quello di formare una famiglia”, dice Tucconi. Per questi motivi, la Caritas ha proposto una campagna di sensibilizzazione durante la Settimana della carità, in novembre.

La Caritas stessa gestisce 11 strutture in grado di ospitare quasi 600 persone all’anno. Nel 2021 ha poi distribuito pasti caldi a circa 1.000 persone, molte delle quali senza dimora, attraverso i suoi servizi di distribuzione pasti a Bressanone e a Bolzano. Sempre nel 2021, la Caritas ha anche gestito per la prima volta, centri di emergenza freddo a Bolzano e Merano, e ha messo a disposizione diverse unità abitative nelle quali ha applicato il modello d’intervento Housing first (prima la casa, poi il resto). “Il tema degli alloggi continuerà ad essere una delle nostre priorità, proprio perché rappresenta un prerequisito fondamentale per molti altri aspetti nella vita. Ma sono ancora troppe le persone che pur lavorando non riescono a trovarne uno, o che guadagno redditi troppo bassi rispetto ai prezzi molto elevati degli alloggi in Alto Adige”, sottolinea Tucconi. Al contempo, il numero di richiedenti asilo ospitati dalla Caritas nell’ambito dei programmi statali di accoglienza, nel 2021 è diminuito: dalle 11 case per rifugiati gestite un tempo, ne sono state chiuse 5 nel 2020 e 3 nel 2021. Attualmente sono rimaste circa 100 le persone assistite, di cui un buon terzo sono minori, tra Casa Sara di Bolzano, Casa Arnica di Merano e Casa Noah di Prissiano. A queste va aggiunta Casa San Giorgio a Sarnes, allestita per ospitare alcune famiglie di profughi ucraini.

Quando l’anima soffre
Il secondo anno segnato dalla pandemia, ha nuovamente inflitto sofferenze dal punto di vista psicologico alle persone: solitudine, insicurezza, paure e conflitti sono stati temi ricorrenti nei servizi Caritas che si occupano di disagio psichico e preoccupazioni, come il Sostegno al telefono, la consulenza psicosociale, il Centro diurno, la consulenza per uomini e il Servizio Hospice. Nel caso di quest’ultimo, le richieste di consulenza sul lutto prese in carico sono state oltre 900, compresi i gruppi di sostegno sul lutto, un numero quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente. “Anche se è stato possibile riprendere alcuni rituali per affrontare il lutto, come i funerali, le misure di sicurezza e le regole di distanziamento hanno complicato i momenti di commiato. In questa situazione per molti è stato più difficile trovare conforto, anche nel 2021”, riferisce dal suo punto d’osservazione Agnes Innerhofer, responsabile del Servizio Hospice. “Abbiamo quindi riproposto vari gruppi di accompagnamento al lutto, e siamo stati anche molto coinvolti con il progetto “Sogni e vai”, insieme alla Croce Bianca”. La Caritas lavora poi intensamente anche all’interno della rete di prevenzione del suicidio, cercando di attivare le soluzioni necessarie per le persone che sperimentano crisi avanzate, mettendo a rischio anche la vita stessa.

Impatto all’estero
Mentre all’inizio il coronavirus era stato definito come un “virus democratico” che colpiva indistintamente ricchi e poveri, in seguito, durante il secondo anno di pandemia, è diventato molto evidente come le conseguenze subite dalle persone che appartengono alle regioni del mondo economicamente più svantaggiate, siano di gran lunga peggiori rispetto a quelle sperimentate nei cosiddetti paesi ricchi. Il numero di persone che vivono in estrema povertà è aumentato di circa 150 milioni, “Solo in Africa, più di 33 milioni di persone hanno perso il lavoro, con un impatto molto negativo che si estende alle loro famiglie. Di conseguenza molti minori non hanno più potuto frequentare le scuole, e lo sfruttamento del lavoro minorile così come i matrimoni precoci sono diventati strategie consolidate per sfuggire alla fame. Le misure di sostegno da noi proposte sono quindi sempre state volte a garantire i mezzi di sostentamento per prevenire questo tipo di destini”, dice Kripp.

Per una comunità solidale
La pandemia in corso non ha cambiato solo le nostre abitudini, ma anche il modo in cui ci rapportiamo agli altri. “Con il perdurare di questa crisi, la solidarietà stessa nel suo complesso viene costantemente messa alla prova. La Caritas ha però mostrato come siano ancora numerose le persone disposte a mettersi in gioco per prendersi cura degli altri e aiutare”, dice il direttore della Caritas Franz Kripp, ringraziando i molti volontari senza i quali tanti servizi della Caritas non potrebbero nemmeno essere immaginati. Solo in questi servizi, sono coinvolti un totale di 850 volontari, ai quali vanno aggiunte le persone che nelle parrocchie forniscono aiuto e consigli a chi ne ha bisogno.

La gratitudine nei confronti di donatrici e donatori
Nonostante le difficoltà, per il secondo anno consecutivo la sfida posta dalla pandemia ha trovato una buona risposta da parte del lavoro della Caritas, anche grazie alla generosità della popolazione altoatesina. “Nel 2021, sono stati 6.734 i donatori che hanno sostenuto il lavoro della Caritas: oltre 700.000 euro sono stati donati per aiutare i più bisognosi in Alto Adige, e più di 1,4 milioni di euro sono andati a sostegno dei progetti all’estero. Ringraziamo profondamente tutte le donatrici e i donatori per questa generosità e ci auguriamo che i cittadini continuino ad essere altruisti e pronti a dare sostegno a chi ne ha bisogno, anche attraverso il lavoro della Caritas”, conclude Kripp, facendo un bilancio del lavoro della Caritas per il 2021.

Franz Kripp
Agnes Innerhofer
Da sinistra: Renata Plattner, Franz Kripp, Agnes Innerhofer, Danilo Tucconi, Mariano Buccella
Mariano Buccella, Danilo Tucconi

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