"Sotto la pelle dello Stato", presentazione del libro del sociologo Aldo Bonomi, domani, giovedì 19 gennaio 2012, alle ore 20.30 in sala don Lino Giuliani, al II° piano del teatro Cristallo in via Dalmazia 30.
Riparte “Madre Terra” la rassegna culturale curata da Caritas e Teatro Cristallo, con un appuntamento dedicato a capire quali cambiamenti i flussi (finanziari, di persone, di conoscenze che caratterizzano il capitalismo delle reti) producano nei nostri territori, quale sarà il futuro del welfare e quali le strade percorribili per uscire dalla crisi. Giovedì 19 gennaio, alle ore 20.30 nella sala al 2° piano del teatro Cristallo di via Dalmazia 30 a Bolzano, interverrà Aldo Bonomi, sociologo, editorialista de “Il Sole 24 Ore” e direttore della rivista “Communitas”, oltreché fondatore e animatore del Consorzio Aaster, che da oltre trent'anni studia le dinamiche territoriali compiendo studi e ricerche.
A Bolzano, lo studioso, allievo di Giuseppe De Rita, affronterà la fase attuale della politica italiana che potrebbe essere efficacemente riassunta così: da una parte il populismo di territorio di marca leghista, dall'altra il populismo del sogno berlusconiano. Nel mezzo una sorta di populismo giustizialista, marcato dai segni inquietanti dell'invidia sociale. Il tratto comune di questi fenomeni sta nel rinserrarsi cieco nei propri egoismi territoriali, nelle invidie di vicinato, nel gossip televisivo. Mai come ora c'è bisogno della politica vera, in grado di ripensare i comportamenti collettivi nel contesto di spaesamento prodotto dalla globalizzazione. Rancore, cura, operosità sono metafore sociali che indicano i modi differenti in cui i soggetti si relazionano di fronte alle difficili sfide poste dalla vita quotidiana. C'è un grave pericolo che bisogna evitare: la saldatura politica tra la “comunità del rancore”, con le sue paure già quotate da tempo al mercato della politica, e le preoccupazioni e le angustie degli “operosi” che pur con mille difficoltà fanno impresa nella globalizzazione.
Solo coniugando insieme la "comunità di cura" figlia del welfare e fatta di operatori, medici, insegnanti, impresa sociale, volontariato, che quotidianamente si impegnano sul territorio per produrre inclusione sociale, con il mondo degli "operosi" si potrà costruire una società aperta. Sta in questo passaggio la sfida della fase attuale.
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