Più accoglienza per le persone malate e sieropositive

In occasione della Giornata mondiale della lotta all’Aids e nell’Anno europeo della Volontariato, i servizi della Caritas impegnati nel sostegno alle persone malate d’Aids e sieropositive hanno organizzato una conferenza-stampa in cui sono stati presentati i nuovi dati sulla diffusione della malattia in Alto Adige. E’ stata un’opportunità per sottolineare il contributo dei volontari che sostengono l’integrazione sociale delle persone colpite dalla malattia. “Senza di loro, molte persone sarebbero completamente sole”, affermano i direttori della Caritas, Renato Bertuzzo e Heiner Schweigkofler. Alla conferenza stampa ha partecipato anche il dott. Raffaele Pristerà, del reparto infettivi dell’ospedale di Bolzano. Stasera documentario al teatro Cristallo di Bolzano.
“Le persone malate d’Aids e sieropositive hanno bisogno di vicinanza, di sentirsi ancora parte della società”, hanno affermato oggi i due direttori della Caritas, nel corso della conferenza-stampa in occasione della Giornata mondiale della lotta all’Aids, “ognuno può dare un contributo per rendere loro la vita meno amara. C’è chi lo fa, nel silenzio, senza riconoscimenti se non, a volte, quello della gratitudine delle persone accompagnate”. Sono i volontari dei servizi della Caritas che si occupano di persone malate d’Aids e sieropositive con attenzione e sensibilità. I due direttori, in occasione anche dell’Anno Europeo del Volontariato, hanno voluto rimarcare l’apporto al benessere delle persone malate fornito da chi si mette al loro servizio, in totale gratuità. “Per Caritas questa giornata è un’occasione in più per sottolineare come sia importante combattere contro la malattia a livello sanitario ma anche a livello sociale e culturale per un’accoglienza reale di chi, a causa della malattia, si trova in una situazione di assoluta fragilità”, hanno aggiunto i due direttori di Caritas, Renato Bertuzzo e Heiner Schweigkofler, “è necessario investire di più sulla diffusione di una cultura della responsabilità, intesa come attenzione e protezione nei confronti di sé stessi, come persone potenzialmente esposta al contagio, ma anche come apertura senza pregiudizi verso chi è stato colpito dalla malattia, promuovendone l'inclusione sociale compromessa”.
I nuovi dati sulla malattia in Alto Adige
Durante la conferenza-stampa sono stati presentati i nuovi numeri della diffusione della malattia nella nostra provincia. Della presentazione si è occupato il dottor Raffaele Pristerà, medico del reparto infettivi dell’ospedale di Bolzano. Il totale delle persone risultate sieropositive in provincia, dal 1985 al novembre 2011 è di 761. “Al 25 novembre di quest’anno, sono state riscontrate 21 nuove infezioni, contro le 19 dell’anno scorso. L’andamento negli ultimi anni è abbastanza stabile e mediamente ci sono circa 20 nuovi sieropositivi per anno“, ha affermato Pristerà, “si può quindi affermare che l’incidenza dell’infezione da HIV non tende a calare, ma dal 1990 in poi risulta stabile”. I casi di AIDS (cioè l’evoluzione verso la malattia conclamata) quest’anno sono stati solamente tre, “Un numero decisamente inferiore rispetto agli otto, nove casi che abbiamo avuto negli ultimi 10 anni”, ha commentato il medico, “negli anni futuri vedremo se questa riduzione si confermerà”. Una situazione estremamente grave e indicativa è costituita dal fatto che ultimamente la metà dei nuovi casi di AIDS avviene in persone che non hanno mai effettuato in precedenza il test. “Ciò significa che essi erano positivi già da molti anni, che possono aver contagiato inconsapevolmente alcuni dei loro precedenti partner e che, arrivando già in fase conclamata, hanno una più grave compromissione del sistema di difesa con conseguente aumentato del rischio di gravi malattie e quindi di morte”, ha concluso Pristerà.
I servizi di Caritas attivi sulla tematica Aids e Hiv
“L’Aids è una malattia che troppo spesso si tende a rimuovere, assieme alle persone che ne sono colpite”, ha spiegato Pierpaolo Patrizi, psicologo e psicoterapeuta, responsabile del gruppo Iris della Caritas, “si dimentica che, seppure i numeri in Alto Adige non sono eclatanti, le nuove infezioni non sono mai diminuite nel corso degli anni. La gente continua a contrarre l’Hiv. Per questo è importante svolgere prevenzione e a diffondere maggiore informazione”. Il gruppo di 19 volontari del servizio Iris, coordinato da Pierpaolo Patrizi, accoglie e accompagna le persone sieropositive e malate d’Aids che si rivolgono al servizio: qui le persone possono beneficiare di relazioni interpersonali prive dei pregiudizi e degli stigmata che ne condizionano l’esistenza. I volontari del servizio, inoltre, seguono le persone malate anche nel reparto infettivi dell’ospedale di Bolzano (851 visite nel 2010, rispetto alle 823 del 2009) e a domicilio (169 nel 2010, rispetto alle 194 del 2009), laddove ve ne sia la necessità o si verifichi la richiesta da parte della persona.
“Binario 7 è un servizio non specificamente impegnato sul versante della cura delle persone sieropositive e malate d’Aids ma attivamente coinvolto nell’opera di prevenzione delle infezioni”, ha chiarito Patrizia Federer, pedagogista e psicoterapeuta, responsabile del B7, “il principio che guida la nostra azione educativa è quello della riduzione del danno e questo si riflette anche nelle pratiche che possono limitare la diffusione della malattia, come informazioni sul “safer sex” e “safer use”. Binario 7 è un drop-in (servizio di assistenza a bassa soglia) per persone affette da dipendenze da sostanze psicoattive illegali che vivono in situazione di disagio. Binario 7 svolge azione di prevenzione delle infezioni da Hiv tramite il cambio delle siringhe usate, la distribuzione e vendita di materiale di profilassi (acqua sterile, acido ascorbico e preservativi). Nel 2010 le entrate dei clienti del servizio sono state 10.275 (10.655 nel 2009). Le siringhe erogate nel 2010 sono state 30.013 rispetto alle 42.883 dell’anno precedente mentre le consulenze per “safer sex” e “safer use” sono state 578. Nel primo semestre del 2011, le entrate sono state 4.865 mentre le consulenze per “safer sex” e “safer use” 538.
Casa Emmaus è una comunità residenziale della Caritas a Laives per 15 donne o uomini sieropositive o malate d’Aids. “A Casa Emmaus aiutiamo le persone accolte a recupero il senso di un periodo della vita – quello segnato dalla malattia, anche nella fase terminale – che non è meno prezioso degli altri vissuti dalla persona”, afferma Diego Vanzan, responsabile del servizio residenziale della Caritas a Laives, “per questa ragione i nostri ospiti possono contare non solo sull’assistenza medico-sanitaria e psicologica necessaria ma anche su un accompagnamento spirituale ed educativo con attività strutturate di tempo libero”. Nel corso del 2011 Casa Emmaus ha ospitato mediamente 14 persone. Quattro sono stati i nuovi ingressi in struttura nel corso dell’anno e, fortunatamente, non si è verificato alcun decesso.
L’iniziativa culturale di stasera
Stasera, presso il teatro Cristallo di via Dalmazia 30 a Bolzano, verrà proiettato “Più o meno. Il sesso confuso”, il documentario pluripremiato dei registi Andrea Adriatico e Giulio Maria Corbelli. Due anni di riprese, 35 interviste montate in un documentario di 90 minuti, il film è un racconto dei mutamenti sociali determinati in Italia dall’Aids, una malattia che, a quasi 30 anni dai primi casi, ha scavalcato l’ambito medico per sconvolgere costumi, per creare sentimenti profondi, di sospetto ma anche di solidarietà, e che ha modificato irreversibilmente le relazioni. La proiezione del documentario, che rientra nella rassegna “Madre Terra”, si terrà alle ore 20.30 in Sala Don Lino Giuliani (2° piano del centro culturale Cristallo). L’entrata è gratuita.
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