Giornata mondiale del Rifugiato: per l’integrazione è necessaria la partecipazione

Giornata mondiale del Rifugiato: per l’integrazione è necessaria la partecipazione
In occasione della “Giornata mondiale del rifugiato” il 20 giugno 2010, Caritas sottolinea l’importanza dell’accoglienza alle persone che arrivano in Alto Adige in fuga da persecuzioni e catastrofi./ Conoscenza delle lingue e partecipazione gli ingredienti necessari della loro integrazione./ Lo sport può essere un importante fattore di conoscenza e rispetto delle regole del vivere comune da parte di chi arriva in provincia di Bolzano.

La Consulenza profughi della Caritas approfitta della “Giornata mondiale del rifugiato” per riaffermare l’importanza e la vicinanza della questione dei profughi alla nostra storia. Nel 2009 sono state 438 le persone che si sono rivolte al servizio. La maggior parte di esse proveniva da Afghanistan e Iraq. In aumento i rifugiati dal Pakistan. L’opportunità di partecipare a contesti di vita importanti per la socializzazione come la pratica sportiva in una squadra sono fondamentali per capire la cultura della società d’accoglienza e per trovare una nuova identità.

“La condizione dei rifugiati e dei profughi è molto più vicina a noi e alla nostra storia recente di quanto comunemente si pensi”. Ad affermarlo è Leonhard Voltmer, responsabile del servizio di Consulenza profughi della Caritas Diocesi Bolzano-Bressanone, in occasione della “Giornata mondiale del rifugiato” che si terrà domani, domenica 20 giugno 2010. “All’epoca dei nostri nonni, milioni di persone in Europa hanno vissuto nelle condizioni in cui oggi si trovano le persone che scappano da scenari di guerra come l’Afghanistan o il Sudan, solo due dei tantissimi conflitti che fanno strage quotidiana di civili nel mondo”, aggiunge Voltmer.

Da 19 anni la Consulenza Profughi della Caritas sostiene profughi e richiedenti asilo in Alto Adige, assicurando loro consulenza legale e accompagnamento durante la procedura d’asilo e realizzando progetti per la loro inclusione sociale. I collaboratori del servizio forniscono informazioni su scuole e asili, sui corsi di lingua, sull’assistenza sanitaria, aiutano le persone nella ricerca di casa e lavoro, le accompagnano dal medico e lavorano in rete con i distretti sociali, gli psicologi e gli psichiatri, collaborano con i volontari e con associazioni e società sportive per creare una rete sociale che favorisca l’accoglienza del rifugiato. “Le persone che aiutiamo hanno patito persecuzioni e violenze nei loro paesi d’origine. In Alto Adige esse cercano una vita di pace e sicurezza, vorrebbero integrarsi e contribuire alla crescita del benessere della terra che li ha accolti”, chiarisce Voltmer. Non si tratta solo di slogan e gli esempi sono abbondanti. Basta ricordare che grandi personaggi della storia italiana, come Garibaldi e Mazzini, o della cultura mondiale, come Victor Hugo, Albert Einstein o Fryderyc Chopin, vissero come rifugiati in altri Paesi e garantirono un inestimabile contributo alla storia dell’umanità. Nel 2009, complessivamente, 428 donne, uomini e bambini si sono rivolti alla Consulenza Profughi Caritas di via Marconi 7 a Bolzano. “Nell’ultimo anno la maggior parte delle persone proveniva da Afghanistan e Iraq, ma ora stanno cominciando ad arrivare anche i pachistani che scappano dalle zone tribali ai confini con l’Afghanistan, destabilizzate dalla guerra tra i combattenti di Al Qaeda e le forze dell’esercito pachistano”, chiarisce Voltmer.

L’anno scorso sono arrivati 17.603 richiedenti asilo in Italia: ognuno percorrendo un viaggio peculiare, quasi sempre mettendo a repentaglio la propria esistenza e pagando somme molto elevate alle organizzazioni che gestiscono il loro passaggio in Europa. Le persone che arrivano in provincia di Bolzano fanno richiesta alla Questura, che inoltra le domande alla Commissione territoriale competente a Gorizia – incaricata di esaminare le singole richieste di protezione – e l’anno scorso 435 richiedenti hanno avuto una risposta positiva da Gorizia. “Però, una volta ottenuto il diritto formale a restare nel nostro Paese, la strada da percorrere è ancora lunga“, commenta Voltmer, “perché un semplice pezzo di carta si traduca in un diritto sostanziale c’è infatti bisogno di un contesto sociale che accolga la persona”. Caritas lavora con l’obiettivo di creare una rete sociale grazie a cui il rifugiato può diventare parte integrante e attiva della società.

Il primo passo importante da compiere sulla strada dell’integrazione è certamente l’apprendimento delle lingue parlate in Alto Adige e lo svolgimento un lavoro o di un tirocinio, ma anche la possibilità di praticare uno sport di squadra incentiva nel profugo la formazione di un senso di appartenenza alla nuova realtà. “Giocare e condividere momenti di impegno e di passione con autoctoni contribuisce alla nascita di amicizie, di una rete sociale”, chiarisce il responsabile del servizio di consulenza. Per questo motivo Caritas è attiva nel sostegno ai rifugiati e alle società sportive che accettano di accogliere chi vuole giocare a calcio o praticare anche altri sport. Una di queste è la squadra di calcio del progetto Excelsior promosso dall’associazione “La Strada – Der Weg”. “Partecipiamo al campionato di terza categoria, svolgiamo regolarmente due allenamenti settimanali, ma la finalità principale consiste nel dare a tutti la possibilità di giocare perseguendo la ricerca del divertimento, il rispetto reciproco e la solidarietà di gruppo. Tutti i giocatori giocano in eguale misura. Abbiamo abolito il ruolo del panchinaro”, spiega Massimo Antonin, il coordinatore del progetto.

Purtroppo molto spesso i problemi economici e di tesseramento impediscono la partecipazione dei rifugiati alle attività sportive, ritardandone così l’integrazione nella nuova società. “I rifugiati, nei primi nove mesi non possono lavorare per cui non hanno nemmeno i soldi per tesserarsi e pagare le viste mediche”, spiega Voltmer, “inoltre spesso ci sono anche intralci burocratici che ne impediscono la partecipazione.” Caritas desidera facilitare l’accesso dei rifugiati alla pratica sportiva per permettere ai rifugiati e agli autoctoni di conoscersi come compagni di squadra e anche per far comprendere ai rifugiati le regole della vita sociale. Favorire la partecipazione significa quindi rendere possibile l’integrazione. In occasione della „Giornata Mondiale del Rifugiato“, Caritas sostiene che senza sensibilità e solidarietà da parte della società di accoglienza difficilmente è possibile una vera integrazione. “L’integrazione è un processo reciproco e molteplice ed è la premessa per la tenuta del tessuto sociale”, conclude il direttore di Caritas, Heiner Schweigkofler, “solo coinvolgendo le persone, anche di culture diverse e lontane, faremo sì che si sentano membri partecipi e responsabili della nostra società”.
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