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“Per una cultura dell’altro”: presentata a Bolzano la 20° edizione del "Dossier statistico immigrazione 2010" della Caritas

by - 26.10.2010 Categoria: Iniziative Caritas
 
“Per una cultura dell’altro”: è questo lo slogan che quest’anno Caritas e Fondazione Migrantes hanno scelto per presentare il Dossier Statistico Immigrazione 2010, il volume del ventennale di una pubblicazione che raccoglie e approfondisce i dati più significativi riguardanti l’immigrazione in Italia. Oggi, la Caritas Diocesi Bolzano-Bressanone ha presentato la nuova edizione del Dossier nella sala grande del Teatro Cristallo di via Dalmazia 30 a Bolzano, contemporaneamente ad altre 27 città italiane. Il motto prescelto trae origine e ispirazione da una situazione, italiana e locale, che vede aumentare i segni di indifferenza, chiusura e paura verso i nuovi concittadini immigrati. Ciò avviene in un contesto, quello italiano, che dovrebbe ormai considerare chiuso il dibattito sulla presenza degli immigrati nel nostro Paese, dato che dall’apparire del 1° Dossier Immigrazione, ormai vent’anni fa, la presenza straniera è decuplicata (da 500.000 presenze a 5 milioni) divenendo strutturale – cioè insostituibile - nell’economia e nella società.

La presentazione di Bolzano ha fatto luce sulla situazione della popolazione immigrata a livello locale negli ambiti del lavoro, delle scuole e della convivenza con la popolazione autoctona e l’ha correlata con i dati riferiti al più ampio contesto nazionale. Durante la presentazione, Pio Fontana e Heiner Schweigkofler, i due direttori della Caritas altoatesina, hanno richiamato l’attenzione sul ”lavoro da svolgere per sradicare i pregiudizi e le paure che troppo spesso emergono quando si parla di immigrazione”. I dati statistici indicano infatti che la seconda preoccupazione della popolazione altoatesina, dopo la criminalità, è l’immigrazione mentre nel resto del Paese i primi tre problemi percepiti dagli intervistati sono la disoccupazione, la criminalità e la povertà. “Questi dati rappresentano un segnale d’allarme da non sottovalutare per quanto riguarda la coesione sociale della società altoatesina”, hanno evidenziato Fontana e Schweigkofler, “per questo motivo, come sottolinea anche lo slogan del Dossier di quest’anno, Caritas ritiene fondamentale continuare a impegnarsi per diffondere la cultura dell’accoglienza e della scoperta dell’Altro, di contro agli “imprenditori della paura””. Alla presentazione del Dossier a Bolzano ha preso parte anche Laura Boldrini, portavoce dell’UNHCR (l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati), l’organizzazione delle Nazioni Unite che ogni anno partecipa alla stesura dell’opera curando la parte relativa a rifugiati e richiedenti asilo in Italia e nel mondo. “Il diritto d’asilo, per essere reale, deve accompagnarsi a strumenti e strategie efficaci per un’effettiva integrazione dei rifugiati, sennò rischia di trasformarsi in un titolo nominale che non garantisce loro una concreta protezione nella vita quotidiana”, ha dichiarato la portavoce dell’UNHCR.

Paolo Attanasio e Matthias Oberbacher, consulenti scientifici del Dossier e ricercatori responsabili per il capitolo relativo alla provincia di Bolzano, hanno illustrato le tendenze e i numeri più significativi relativi all’Alto Adige. In provincia di Bolzano, a fine 2009, gli stranieri regolarmente presenti in provincia erano 39.156, provenienti da 126 nazioni diverse e pari al 7,8% della popolazione complessiva, con 2.872 persone in più rispetto all’anno precedente (per un incremento del 7,9 %). “Paragonando questo dato con quello degli ultimi due anni, si nota un lieve rallentamento dell’immigrazione in Alto Adige, che ha raggiunto nell’anno 2007, con 4.551 nuovi arrivati ed un incremento pari al 16% rispetto all’anno precedente, il suo culmine”, ha affermato Attanasio, “si tratta di cifre che evidenziano un lieve calo ma è sicuramente prematuro parlare di un’inversione di tendenza, visto che il numero totale della popolazione straniera in provincia di Bolzano è in continua crescita dagli anni ’90”.

La popolazione immigrata residente è caratterizzata da un’età media piuttosto giovane: l’età media degli stranieri in provincia è infatti di 32,8 anni contro i 42 anni della popolazione italiana. Inoltre, gli immigrati sostengono la natalità in Alto Adige. Nel 2009 quasi due bambini su dieci nati vivi avevano una madre straniera: una quota del 18,5%, percentuale che si è quasi triplicata nel corso dell’ultimo decennio (nel 2000 era il 6,6%). Il 12,9 dei nati vivi, invece, hanno entrambi i genitori stranieri.

Per quanto attiene all’istruzione, la scuola in lingua italiana continua ad avere di gran lunga la maggiore incidenza di alunni stranieri (18,3%) rispetto a quella in lingua tedesca (4,6%) e alle scuole paritetiche delle località ladine (2,7%) ma è una differenza che va lentamente sfumando. “Guardando ai dati in maniera dinamica, si vede tuttavia che l’aumento (rispetto all’anno scolastico precedente) non è più così diverso fra le scuole tedesche e quelle italiane, almeno se si resta nell’ambito delle scuole primarie”, ha spiegato Matthias Oberbacher.

Sul fronte lavorativo, i disoccupati stranieri extra-UE (i dati disponibili consentono soltanto di risalire ai cittadini extra-UE , l’altro gruppo, UE-27/EFTA, include anche l’Italia) sono sensibilmente aumentati nell’ultimo anno, passando dai 1.084 del 2008 ai 1.609 del 2009, con un aumento del 48,4%. Nei primi cinque mesi del 2010, tale valore è salito a 1.816. E’ possibile affermare secondo cui la crisi economica ha colpito più duramente gli stranieri rispetto agli italiani? “Sì e per due ordini di motivi”, ha sottolineato Paolo Attanasio, “in primis, perché gli immigrati sono più spesso titolari di rapporti di lavoro a tempo determinato o interinali e quindi sono i primi ad essere lasciati a casa, senza il bisogno di licenziarli, in secondo luogo perché sono penalizzati anche quando hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato ma vivono qui da soli”. Infatti, quando un’azienda è in crisi e viene decisa la cassa integrazione per i dipendenti, vengono stilate delle tabelle in cui, a ogni lavoratore, sono assegnati dei punti in base anche alle caratteristiche del suo nucleo famigliare. Per esempio: un lavoratore con famiglia a carico avrà meno possibilità di essere messo in cassa integrazione rispetto a uno che non ha moglie e figli. “Però molti lavoratori immigrati la famiglia ce l’hanno, la mantengono nel Paese d’origine ma figurano come se non l’avessero e, quindi, hanno maggiori possibilità di essere messi in cassa integrazione”, chiarisce Attanasio, “perciò non è scorretto affermare che se la crisi ha un costo economico e sociale alto per gli italiani, ce l’ha ancora di più per gli immigrati”.

Infine, la questione sicurezza sul lavoro riguarda da vicino anche gli stranieri e pone l’esigenza di una riflessione e un’indagine più approfondita sul perché in Alto Adige gli infortuni sul lavoro calino in maniera notevolmente inferiore rispetto al resto d’Italia e anche rispetto al vicino Trentino. I dati INAIL indicano per la provincia di Bolzano un calo degli infortuni dell’1,7% fra il 2008 e il 2009, a fronte di una diminuzione dell’11,4% per il Trentino e del 9,7% a livello nazionale. Scendendo nel dettaglio dei settori produttivi, però, la provincia di Bolzano fa registrare addirittura una crescita del 7,9% nell’agricoltura (contro diminuzioni del 2,1% in Trentino e dell’1,4% a livello nazionale). Se consideriamo soltanto i lavoratori stranieri (in tutti i settori), gli incidenti in provincia di Bolzano calano solo del 4,1% (a fronte di un calo del 16% in Trentino e del 17% a livello nazionale). La situazione dei lavoratori stranieri peggiora notevolmente nel settore agricolo: gli incidenti in questo caso aumentano infatti del 24,8% (contro un +3,4% in Trentino e un +2,8% a livello nazionale). “In definitiva, l’agricoltura si profila quindi come un settore critico a livello provinciale per quanto riguarda gli incidenti sul lavoro, sia per quanto riguarda la totalità dei lavoratori, che in special modo i lavoratori stranieri”, ha concluso Attanasio.

Infine, l’immagine del migrante nella nostra provincia. Secondo l’“Indagine sui giovani” elaborata nel 2009 dall’ASTAT, oltre due giovani (oltre i 14 anni) su tre concordano sul fatto che in Alto Adige ci siano troppi immigrati. Secondo un’indagine dell’ISTAT del 2010, inoltre, l’immigrazione extra-comunitaria preoccupa i cittadini (39,5%) quasi quanto la criminalità (41%), e si tratta del secondo valore più alto a livello nazionale (il primo posto è detenuto dal Veneto). Si tratta indubbiamente di indizi preoccupanti, e che evidenziano come ancora lunga sia la strada da percorrere per affermare una vera e propria “cultura dell’alterità”.

Chi fosse interessato ad acquistare una copia del “Dossier Statistico Immigrazione 2010” (al prezzo di 20 euro) può rivolgersi alla Caritas, a Casa San Michele, in via Cassa di Risparmio 1 a Bolzano, tel. 0471 304 303 (presso Heidi Kritzinger).

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