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L'Aquila: un anno dopo il terremoto

by - 06.04.2010 Categoria: Aiuto catastrofi
 
6 aprile 2009, ore 3.32: la prima di oltre 11.000 scosse che si registreranno nei sei mesi successivi colpisce L’Aquila, le zone limitrofe e altre località abruzzesi. Muoiono 308 persone, migliaia sono i feriti, oltre 66.000 gli sfollati mentre il 50% degli edifici a uso abitativo risultano inagibili o parzialmente agibili. Gli occhi del mondo si fissano sul dramma di una città mentre scattano le operazioni di aiuto e la solidarietà si concretizza in mille modi e in migliaia di volti. Un anno dopo, “il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto”? Dalle testimonianze dirette raccolte a L’Aquila due settimana fa dalla Caritas altoatesina emerge una realtà che se da una parte conferma la concretizzazione di una, seppur parziale, ricostruzione, dall’altra evidenzia situazioni di disagio profondo vissuto dalla gente. Attesa, sradicamento, solitudine, perdita di riferimenti e di amicizie, relazioni spezzate, impotenza: sono queste le sensazioni che provano la maggior parte delle persone che per andare ad abitare nelle “new town” della ricostruzione hanno lasciato le loro zone natali. Vivono negli enormi caseggiati che sono però ancora privi di qualsiasi infrastruttura sanitaria, economica, sociale o aggregativa, in cui l’unico punto di incontro è rappresentato da un centro commerciale. La preoccupazione per il futuro, il disagio di “subire” la ricostruzione della città e di non sentirla più propria, l’incertezza per un lavoro che non c’è e con esso il pericolo di dover abbandonare la propria storia, la propria terra.

Anche l’immigrazione sta cambiando volto e oggi è rappresentato soprattutto da quello delle centinaia di operai delle ditte non locali che lavorano alla ricostruzione. “Molti di loro di giorno lavorano e di notte dormono dove possono”, affermano i collaboratori della Caritas locale, “tanti dormono nelle abitazioni considerate non agibili, anche nella cosiddetta zona rossa della città. Non c’’è posto nemmeno per noi di L’Aquila, figuriamoci per tutti quelli che sono venuti a lavorare da fuori”.  È una seconda emergenza, insomma, forse meno visibile ma, probabilmente, più dura per chi la vive ed è questa l’emergenza che molti operatori Caritas continuano a condividere con centinaia di famiglie. La Caritas di Bolzano-Breassanone, insieme alle altre 14 Caritas del Trentino, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, ha operato già due giorni dopo il sisma in sei località dell’hinterland aquilano. Grazie alla solidarietà della nostra popolazione che ha inviato offerte per 785.677 euro (3.551 donatori), la Caritas altoatesina ha assicurato subito, nella parrocchia di Pettino, una tendo struttura in cui si preparavano di 800 pasti al giorno e che serviva contemporaneamente come mensa per 250 persone. Nei mesi successivi sono state ultimate due strutture edilizie: a Roio Poggio un complesso scolastico per 150 scolari comprensivo di cinque classi elementari e due per asilo d’infanzia completa di palestra, cucina, mensa scolastica, due laboratori tecnici e una sala di ritrovo. A Bagno è stato ultimato un centro comunitario polifunzionale destinato a essere il punto di riferimento per le persone di ogni età della frazione. A Pettino, quartiere di L’Aquila, è ancora in costruzione una struttura abitativa sociale, completa di bagni, biblioteca cucina comune e sala da pranzo, in cui sono previste 12 stanze per studenti bisognosi e sei unità abitative (alloggi protetti) di 44m2 l’una destinate a persone anziane. La struttura doveva già essere stata ultimata ma, come spesso è accaduto in questi mesi nel capoluogo abruzzese, la mancata emissione di un certificato da parte delle istituzioni competenti ha bloccato i lavori per più di tre mesi.

Per questi interventi effettuati insieme alle altre Caritas del Nordest, sono stati utilizzati 565.000 euro. I restanti fondi saranno utilizzati a partire da maggio di quest’anno quando prenderà il via, ultimata la mappatura dei bisogni delle famiglie e delle piccole imprese artigiane e agricole, il programma di microcredito è destinato a supportare tante realtà familiari per favorire una loro ripresa sociale, economica e psicologica e per contribuire a dare una concreta speranza per un futuro da vivere nella loro terra. “Così come nei primi giorni e mesi tra le tende, anche oggi e nei prossimi mesi è assicurata la presenza di volontari e operatori Caritas nelle sei località in cui operano le Caritas del Nordest”, dichiarano i direttori della Caritas altoatesina, Mauro Randi e Heiner Schweigkofler, “la loro azione continuerà a essere improntata all’ascolto dei bisogni delle persone, al dare loro risposta e accompagnamento, assicurando così una vicinanza importante e fondamentale per i tanti la cui grande paura è quella di essere dimenticati. È in fase di ultimazione (sarà disponibile entro la fine di aprile per chiunque ne faccia richiesta) un filmato di circa 15 minuti, curato dal giornalista Nicola Gambetti e girato a metà marzo da Filmstudio Penn di Castelorotto. Il filmato, voluto dalle Caritas del Nordest, propone attraverso immagini e interviste uno spaccato della situazione delle popolazioni aquilane e della città abruzzese a un anno dal terremoto, una realtà fatta di ricordi, partecipazione, rabbia e speranze che testimonia un’umanità che, nonostante tutto, continua a credere nell’uomo.

DATI E FATTI SUL TERREMOTO


Secondo i dati del Commissario delegato per la ricostruzione, in data 22 marzo 2010, 14.657 persone hanno trovato alloggio nelle strutture ricostruite secondo il Piano complessi sostenibili ecocompatibili (enormi caseggiati), e 1.837 nei moduli abitativi provvisori (casette di legno). Molti altri aspettano di poter riparare le loro case o di ricevere quelle nuove: 794 vivono in due caserme a L’Aquila, 4.110 sono in affitto in appartamenti requisiti dal Comune, 4.608 vivono in strutture alberghiere in altre province, 27.316 hanno trovato autonomamente un appartamento in affitto e per pagarlo ricevono un contributo mensile dallo Stato che varia tra i 300 e i 600 euro. La disoccupazione colpisce oltre 17.000 persone mentre gran parte delle piccole e medie attività economiche non hanno riaperto i battenti.
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