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I bimbi Rom ci insegnano

by - 21.10.2011 Categoria: Attualità
 
Per capire la follia delle quote per stranieri nelle classi italiane e soprattutto l’importanza della scuola nei processi di integrazione, bisogna venire qui, in Macedonia, piccolo Stato multietnico dei Balcani ricco di storia e tradizione, due milioni di abitanti e la più alta percentuale di Rom in rapporto alla popolazione. I Rom  sono gli eredi degli schiavi di un tempo e continuano a esserlo. Servi della gleba o iloti postmoderni addetti ai mestieri più umili. Raccolgono plastica, carta, ferraglia, oppure chiedono l’elemosina. I più fortunati ricevono un sussidio statale di 35 euro al mese. I poveri dei poveri, i miserabili, vivono come topi sparsi nella città. Uomini, donne e bambini spesso invisibili, senza documenti di proprietà e di identità. Molti di loro provengono da altri Stati balcanici ma non hanno diritto alla cittadinanza.

Ma almeno qui a Skopje non sono esposti alle discriminazioni presenti nel resto d’Europa, che con i Rom ha proceduto a singhiozzo alternando programmi per la nutrizione e l’integrazione a sgomberi, espulsioni, evacuazioni, odio, disprezzo, persecuzioni. Il Governo con le direttive europee attuando una linea dura contro le gens du voyage (come identificano i Rom in Francia) e calpestando i diritti umani. Con il responsabile Esteri della Caritas di Bolzano-Bressanone Fabio Molon e il suo collaboratore di origine albanese Bekim Ajdaraga, ci addentriamo nel cuore di Topaana, un insediamento Rom dove si alternano baracche o casupole col tetto in eternit in cui spesso non esistono acqua, elettricità, servizi igienici. A guidarci è Samir Mustafà, responsabile di un asilo doposcuola per i bimbi Rom finanziato da 10 anni dalla Caritas, l’orgoglio del quartiere. In Macedonia solo il 10 per cento dei bambini Rom termina la scuola dell’obbligo e solo il due per cento approda alle superiori. Molti bambini vengono iscritti a scuola in ritardo o non vengono iscritti affatto. Il tasso di abbandono è altissimo. Negli ultimi anni però qui a Topaana è stato fatto un ulteriore passo avanti nel processo di educazione e di integrazione di questi bambini. Si è dato infatti il via a una collaborazione fra il Centro e la scuola elementare pubblica “Vasil Glavinov”, dove i bambini sono inseriti a livello scolastico. La collaborazione consiste nello scambio di informazioni sulla frequenza e i risultati che ottengono a scuola.

Ma anche nelle altre scuole l’integrazione tra bambini di origine macedone, albanese, turca, Rom, è ormai la regola. Visitiamo anche Sutka, 40 mila abitanti, il più grande insediamento Rom macedone. Il quartiere dimostra che la vocazione dei Rom non è il nomadismo, che è piuttosto una condizione. Qui si alternano baracche e case, persino ville (quelle degli emigrati che fanno ritorno nella loro terra). «L’inizio di questa avventura è stato pesante, drammatico », ricorda Samir, «le madri ci chiedevano perché avrebbero dovuto rinunciare ai soldi che i bambini portavano a casa chiedendo l’elemosina in strada. Ma oggi è diverso. Quando loro figlio tornava da scuola contento, pulito, inserito in un contesto scolastico, si sentivano responsabili. Oggi siamo all’80 per cento dei bambini del quartiere inseriti in questo sistema scolastico. E un paio di ragazzi sono approdati alla laurea».

Si ringraziano Francesco Anfossi, Nino Letto e Famiglia Cristiana per la pubblicazione dell'articolo e delle foto

Info e donazioni in sostegno al progetto.
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