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Giornata delle porte aperte a Casa dell’ospitalità

by - 09.06.2010 Categoria: Casa dell'ospitalità
 
Un contributo a una maggior vivibilità del quartiere e un gesto di apertura verso gli abitanti di viale Trento a Bolzano, per farsi conoscere dai “vicini” e abbattere i pregiudizi nei confronti delle persone senza dimora. E’ questo il senso e l’obiettivo della “Giornata delle porte aperte”, organizzata nella Casa dell’ospitalità, il servizio per persone senza dimora gestito dalla Caritas Diocesi Bolzano-Bressanone, che si tiene oggi. Le persone interessate possono visitare l’interno della casa – gli spazi comuni e il giardino interno – parlare con collaboratori e ospiti e soddisfare curiosità e hanno l’opportunità di capire le cause che conducono una persona alla vita in strada e le problematiche ad essa connesse. Sul marciapiede esterno, di fronte alla Casa, è presente un gazebo dove i collaboratori di Caritas hanno distribuito i depliant del servizio, materiale informativo sulla campagna contro la povertà lanciata da Caritas Europa e hanno fornito informazioni sul lavoro svolto in favore delle persone senza dimora. All’interno della struttura è stata organizzata anche una mostra fotografica in cui sono stati esposti alcuni scatti realizzati dagli ospiti del servizio e che ritraggono momenti della loro vita quotidiana. “Ci è sembrato opportuno coinvolgere la cittadinanza, con un particolare occhio di riguardo alle persone che abitano vicino a noi”, afferma Danilo Tucconi, responsabile della Casa dell’ospitalità, “ci sembrava giusto fare un gesto di trasparenza per invitare ad abbattere pregiudizi e timori infondati”.

La Casa dell’ospitalità nel passato recente veniva indicata come “il dormitorio di viale Trento”: cinque anni fa la Caritas, prendendo in gestione il servizio, ha deciso di rivedere il concetto complessivo di gestione e di concentrarsi, oltreché sull’accoglienza e la soddisfazione dei bisogni primari (un letto, i pasti e l’igiene personale), anche sul versante educativo, offrendo alle persone senza dimora un sostegno per il loro sforzo di reintegrazione sociale. “Troppo spesso la Casa è stata vista in passato – ma anche oggi – come un contenitore di disagio”, spiega Tucconi, “noi però desideriamo mostrare che non è così. Qui vivono persone che magari hanno problemi e fragilità maggiori di altri ma che ugualmente cercano di ridare una direzione alla propria vita, che lavorano, cercano lavoro e che vogliono vivere “normalmente”, con momenti allegri o tristi come chiunque altro”.

La Casa dell’ospitalità garantisce un alloggio a 32 persone senza dimora (altoatesini, italiani, comunitari ed extra-UE), segnalate da servizi specialistici sanitari o sociali, che hanno iniziato o stanno per iniziare un percorso di recupero della propria autonomia personale dopo aver vissuto in strada. Nello scorso 2009, la Casa dell’ospitalità di via Trento a Bolzano ha ospitato 90 persone, 15 in più rispetto al 2008. Se è cambiata la modalità d’intervento del servizio, negli ultimi cinque anni sono parzialmente cambiati anche gli ospiti. Ora la Casa non accoglie solo persone finite a vivere sulla strada a causa di problematiche di tipo psicologico o perché affette da una dipendenza, ma anche persone senza problematiche aggiuntive (alcol, droghe o disturbi psichici) che non ce l’hanno fatta a superare un momento di crisi finanziaria, magari perché hanno perso il lavoro o si sono separati dalla moglie. Si tratta di persone che quando avevano un lavoro riuscivano a fare fronte agli impegni finanziari ma, una volta disoccupate e senza risorse economiche e una rete sociale a sostenerli, non ce la fanno più a pagare l’affitto, il mutuo o gli alimenti alla coniuge e perdono la casa. “Si tratta di persone assolutamente normali che sono state espulse dal ciclo produttivo”, chiarisce il responsabile della Casa dell’ospitalità, “ a una certa età poi è praticamente impossibile riuscire a trovare un lavoro all’altezza di quello precedente”. Questo particolare influisce anche sull’età media delle persone che vivono nella Casa dell’ospitalità: “i nostri ospiti, di solito, sono di un’età compresa tra i 45 e i 49 anni”, aggiunge Tucconi.

Ogni persona entra nella Casa dell’ospitalità per seguire un progetto individuale concordato dalla persona stessa, dai servizi sociali o sanitari e dal servizio della Caritas: alcuni sono accolti mentre aspettano di entrare in terapia per risolvere un problema di dipendenza o di sottoporsi a cure sanitarie, altri stanno seguendo un corso di riqualificazione professionale e non hanno casa, altri ancora lavorano e sono in attesa di una casa Ipes. Nella Casa dell’ospitalità tutti trovano interlocutori che, senza pregiudizi, li ascoltano e li motivano a ritrovare la fiducia in sé stessi che la vita in strada ha tolto loro. “Valorizziamo le capacità e le competenze di ognuno, magari ferite dai fallimenti del passato, ma reali, esistenti”, afferma Tucconi, “qui da noi ci sono fior fiori di muratori, falegnami, operai, cuochi, giardinieri, gente che sa lavorare. Li aiutiamo a stabilizzare la loro esistenza e a riappropriarsi di ritmi di vita normali per essere di nuovo indipendenti grazie al loro lavoro”.

Alla “Giornata delle porte aperte” partecipano anche Manuela Gotto, vice-direttrice dell’ASSB e Heiner Schweigkofler, Direttore della Caritas diocesana. “Quando abbiamo preso in gestione la Casa dell’ospitalità volevamo lavorare sulle persone, dare loro la possibilità di costruirsi una vita diversa da quella spietata della strada”, conclude Schweigkofler, “con questa giornata desideriamo portare alla luce il lavoro che stiamo facendo assieme alle persone senza dimora che, grazie a un sostegno specialistico, riescono finalmente a uscire dall’invisibilità in cui troppo spesso sono confinate”.
Giornata delle porte aperte a Casa dell’ospitalità
 
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