Convogliare l’attenzione dell’opinione pubblica, dei decisori politici e della società intera sulla lotta alla povertà, quella evidente ma anche quella nascosta che si sta facendo largo in Alto Adige. E’ questo l’obiettivo dell’iniziativa presentata questa mattina dalla Caritas di Bolzano-Bressanone e che rilancia la campagna di sensibilizzazione “Zero Poverty” promossa da Caritas Europa e ripresa da tutte le Caritas nazionali e Diocesane.
“La scelta del luogo in cui tenere la conferenza-stampa non è stata casuale”, hanno affermato i due direttori della Caritas altoatesina, Pio Fontana e Heiner Schweigkofler, “da un lato siamo vicini al Consiglio provinciale, dove vengono assunte le decisioni politiche – che riguardano anche le politiche sociali - e dall’altro siamo in prossimità del parco della stazione che contiene molte forme di povertà e di disagio”. “Essere qui sta a significare perciò la volontà di agire su due diversi livelli, entrambi molto concreti”, hanno aggiunto Fontana e Schweigkofler.
Il piazzale della stazione è uno dei posti più frequentati dell’intera città di Bolzano: un ottima location per veicolare messaggi e promuovere campagne si sensibilizzazione. Fino alla fine dell’anno, sulle impalcature montate davanti al palazzo n.2 della Provincia, rimarrà esposto uno striscione di grandi dimensioni (5 metri per 5) che rappresenterà il logo circolare di “Zero Poverty”. La mobilitazione della Caritas Diocesi Bolzano-Bressanone mira anche a incentivare la raccolta di firme online (all’indirizzo http://www.zeropoverty.org/en/petition) con cui chiedere alla Commissione Europea di implementare politiche sociali che conducano al raggiungimento dei seguenti quattro obiettivi minimi entro il 2015: eliminare la povertà infantile in Europa, garantire a tutti un livello minimo di protezione sociale, aumentare la fornitura di servizi sociali e sanitari, garantire un lavoro decoroso a tutti.
Alcuni dati aiutano ad inquadrare le motivazioni per cui è saggio sottoporre alla riflessione dell’opinione pubblica altoatesina il problema della povertà: 23,5 milioni di europei vivono con meno di 10 euro al giorno, solo un europeo su cinque vive in un’abitazione adeguata, uno su 10 appartiene a una famiglia senza lavoro. 79 sono i milioni di persone che nell’UE sono a rischio povertà: è il 16% della popolazione totale e questa percentuale non è diminuita negli ultimi dieci anni. I più esposti al “rischio povertà” sono i bambini (il 19% dei bambini, quasi uno su cinque) e gli anziani, ma anche le donne – soprattutto quelle single e con figli - e i disoccupati sono nell’occhio del ciclone. Le persone che pur occupate sono scivolate sotto la soglia di povertà – i cosiddetti working poors – sono ormai l’8% di tutti i lavoratori dell’UE. Ma anche nel “Paradiso Alto Adige” tante persone sono in difficoltà e vivono in una situazione di bisogno. L’Astat nel 2003 – data dell’ultima rilevazione – calcolava che il 14,9% della popolazione della nostra provincia può essere definito come “relativamente povero”. Una famiglia su sette in Alto Adige vive sulla soglia della povertà o al di sotto di essa: la povertà però può colpire ognuno di noi, all’improvviso. Essere poveri in Alto Adige significa disporre di molto meno denaro della media della popolazione: nella nostra provincia le persone “molto povere” sono all’incirca 20.000. Perlomeno 9.000 persone ricevono il minimo vitale e/o un contributo per l’affitto. La persone che dispone di un reddito molto inferiore alla media vive forti limitazioni in ogni ambito della propria vita. Alcuni esempi: gli anziani che vivono con la pensione sociale non riescono a permettersi la riparazione della dentiera o di alcune terapie necessarie; i bambini poveri non riescono a prendere parte alle gite di classe, i giovani devono rinunciare alle attività culturali o sportive cui partecipano i loro coetanei; i giovani adulti non possono continuare a studiare. La povertà in Alto Adige non mette in pericolo la vita ma può provocare conseguenze negative sulla psiche di quanti non riescono a stare al passo con gli standard di vita del resto della società ed è all’origine di: depressione, sentimenti ingiustificati di paura e di vergogna, problemi famigliari, povertà di relazioni sociali, isolamento e disturbi psichici di varia natura.
“Chi è minacciato dalla povertà, è disoccupato oppure malato, non dispone di sufficiente preparazione o formazione, ha molti figli, si è separato dal coniuge oppure è vittima della crisi economica: sono queste le persone più a rischio”, hanno sottolineato i direttori di Caritas, Pio Fontana e Heiner Schweigkofler, “come si vede si tratta di categorie molto diffuse”. La povertà si può anche ereditare: i bambini che provengono da contesti familiari poveri rischiano di diventarlo anch’essi una volta adulti. Quando si è poveri, purtroppo, spesso, lo si è per sempre.
I due direttori, infine, hanno anche fatto riferimento ad una sorta di “decalogo” di semplici ma incisivi gesti quotidiani, chiamati anche “missioni”, che aiutano a combattere la povertà dal basso. “Ciò che più ci sta a cuore è il principio-guida dell’Anno europeo 2010, ovvero motivare ogni cittadino altoatesino a impegnarsi direttamente sulla tematica della povertà”, hanno concluso Fontana e Schweigkofler, “con poche piccole azioni vogliamo ricordare che la lotta alla povertà non deve essere un compito da delegare alle istituzioni ma un impegno che comincia dalla nostra vita, ogni giorno”.
In Alto Adige Caritas gestisce più di venti servizi specialistici per persone in situazione di difficoltà: per persone indebitate e sovrindebitate, che non riescono ad affrontare i problemi, per chi è colpito da malattie o lutti; per donne e uomini che vivono in strada e cercano un alloggio; per persone che dopo essere uscite dal carcere vogliono ricostruirsi una vita, per coloro che hanno bisogno di un pasto caldo, che vogliono uscire da una dipendenza o da una malattia psicologica, che non sanno come gestire una situazione di crisi, che hanno urgenza di parlare al telefono con una voce amica, per migranti e rifugiati che cercano protezione e lavoro in Alto Adige.
Un segno visibile dell’Anno della lotta alla povertà e all’esclusione sociale è la spilla realizzata da Caritas Europa - un cerchio di metallo che reca sovrimpressa la scritta “Zero poverty” - che potrà essere richiesta dalle persone interessate alla Caritas Diocesi Bolzano-Bressanone, via Cassa di Risparmio 1, a Bolzano, tel. 0471 304 300 e-mail:
info@caritas.bz.it